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Cagliostro l’avventuriero

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 Cagliostro

 Il più celebre avventuriero dei tempi moderni. Nacque a Palermo nel 1743 e si chiamava Giuseppe Balsamo. Figlio di povera gente, mostrò subito una grande intolleranza per la sua modesta fortuna, e si dette al furto, camuffandolo d’occultismo; così riuscì a convincere un gioielliere ebreo ohe, con la magia, aveva trovato il modo di prendere un tesoro nascosto in un antro guardato dai diavoli. Scroccategli così sessanta oncie d’oro, prese la fuga e viaggiò in Grecia, in Egitto, in Arabia, a Malta, in Persia, accompagnato da un alchimista Althotas, che andava alla ricerca della pietra filosofale. Da costui s’istruì sulla cabala e la magìa, studi che approfondì in tutti i paesi orientali che visitò. Tornato in Europa si fece chiamare Conte di Cagliostro, pare dal nome di una sua zia; si disse mago e Gran Cofto di una specie di massoneria di rito egiziano da lui fondata, e per la quale distribuiva diplomi e titoli. Girò per le principali città, compiendovi veri miracoli ed eseguendo interessanti esperimenti di chimica, di magia, di spiritismo. Uno dei suoi modi più comuni di conferire con gli spiriti era quello che gli spiritisti moderni chiamano la medianità al bicchier d’acqua. Poneva una ragazza o un ragazzo in stato d’innocenza davanti ad una boccia di cristallo, e, imponendo loro le mani sul capo, comandava di leggere l’avvenire in quell’acqua, dove apparivano immagini. A Strasburgo fu portato in trionfo per alcune guarigioni miracolose da lui compiute. Ma Parigi fu il vero teatro della sua gloria. Fu ammesso a Corte e nell’intimità dei più grandi dignitari del Re. Teneva riunioni serali a casa sua piene di prodigi, durante le quali fabbricava gioielli magici che regalava alle dame, evocava ombre di trapassati, diceva quel che avveniva a distanza, otteneva risposte a domande filosofiche da Socrate, Platone, Voltaire. Si vantava d’essere immortale e di esistere dal tempo di Gesù, tanto che aveva assistito alle nozze di Cana. Poi fu coinvolto nel famoso processo della collana della Regina, e pare fosse proprio lui che ingannasse il Cardinale di Rohan, amante di Maria Antonietta, profittando della somiglianza d’una mendicante con la Regina. Assolto, fu accompagnato in trionfo dal pòpolo a Passy, da cui diresse alla Francia una famosa e profetica epistola. Giunto al colmo dell’audacia si recò proprio a Roma, dove visse qualche tempo nascosto nella sua loggia massonica; ma, tradito, fu dato in mano al feroce tribunale ecclesiastico, che nel 1791 lo condannò al carcere come massone. Fu chiuso nella prigione di Castel San Leo presso Urbino, dove morì il 28 agosto 1795. Di questo singolare uomo furono dati pareri discordi: alcuni lo ritengono un vero taumaturgo, altri un abile truffatore. Della sua figura interessante s’innamorarono grandi artisti come il Goethe, Le grand CopMe, ed il Dumas, Joseph Balsamo. Manca però una sua completa storia.                                                                                                                                    .

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