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C’entra come il culo con le 40 ore

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C’entra come il culo con le 40 ore

Detti fiorentini: “C’entra come il culo con le quarant’ore” Quante volte avete sentito o detto questa strana frase? Ebbene oggi vi daremo quella che sembra la versione più attendibile di questa curiosa allocuzione tipicamente fiorentina. In Piazza del Limbo (che meriterà un approfondimento e che si trova in Borgo Santi Apostoli) sorge una delle chiese più antiche di Firenze (qualcuno la fa risalire, mentendo, addirittura a Carlo Magno) quella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Ebbene in questa chiesetta dal gusto medievale un giorno x perduto nel tempo era esposto, per il suo turno di quaranta ore, il Santissimo Sacramento (l’ostia consacrata per antonomasia veniva esposta per 40 ore a turno in tutte le chiese della Città), la piccola chiesa era stracolma di fedeli in adorazione e durante l’omelia si senti il sonoro rumore di una manata (schiaffo) nel silenzio imbarazzato che ne segui tutti i volti andarono alla ricerca del malcapitato che fu individuato in un signore azzimato che si massaggiava vigorosamente una guancia. Il poveretto sentendosi esposto alla berlina cerco una giustificazione appellandosi alla calca dovuta appunto alle “quarant’ore”, una signora belloccia lì vicino pare che, interdetta dalla fantasiosa giustificazione, ebbe ad esclamare “Cosa c’entra il mì culo con le quarant’ore?” ebbene da allora questa frase è entrata di diritto nel vocabolario fiorentino per definire qualcosa che non ha assolutamente attinenza con l’argomento. che in italiano comune viene traslato con il famoso “Come il cavolo a merenda”

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