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Elefante, miti e pregiudizi

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Elefante, miti e pregiudizi

Elefante.  Su questo animale sono corsi infiniti   pregiudizi. Si diceva che non avessero giunture   negli arti e che perciò gli elefanti non dormissero   che in piedi, appoggiati agli alberi; se cadevano   non potevano rialzarsi. Si credeva anche che avessero paura dei porci. Antichi storici narrano che   qualche elefante scriveva con la sua tromba,   qualche altro avrebbe perfino parlato. Dione   Cassio attribuisce addirittura all’elefante senti-   mento religioso, poi che il mattino saluta il sole   con la proboscide e la sera s’inginocchia, e quando   compare la luna nuova riunisce dei fiori, ne forma   un mazzolino e glielo offre. Si attribuisce loro   molto gusto per la musica, e qualche antico registra il caso d’un elefante che ne faceva danzare   altri al suono dei timballi. A Koma nei pubblici   spettacoli si mostrarono elefanti che danzavano   e saltavano sulla corda. Infine, durante   certe feste date da Germanico, dodici elefanti   in costume eseguirono un’azione coreografica; poi   si offrì loro una cena ed essi sedettero con gravità   sui triclini. I maschi vestivano la toga, le donne   la tunica. Si comportarono con la massima sobrietà ed urbanità. Nel Bengala l’elefante bianco   ha onori come una divinità, e non mangia che   in piatti di argento; quando esce a passeggio dieci   personaggi l’accompagnano, reggendogli un baldacchino sulla testa. E quando esce dal bagno   un gentiluomo di Corte gli lava i piedi in un bacile   d’argento.

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