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John Dee Edward Kelley

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John Dee  Edward Kelley

John Dee Edward Kelley  In un ambito pieno di figure enigmatiche  come quello degli occultisti elisabettiani,  nessuno appare più sfuggente di Edward Kelley, il medium che collaborò con john Dee  in molti dei suoi esperimenti magici. Fra l’altro, essi tentarono di mettersi in contatto  con gli angeli, usando un sistema ideato dall’alchimista Heinrich Cornelius Agrippa  nella sua opera De occulta philosophia.  Si ritiene che Kelley sia nato a Worcester,  in Inghilterra, il 1° agosto 1555, e che abbia  studiato per un breve periodo a Oxford, sotto lo pseudonimo – non si sa perché – di Edward Talbot. Si diceva che indossasse una  specie di cuffia nera, essendo stato punito  per falso con il taglio delle orecchie.

john dee ed edward kelley foto

Edward Kelley ed un suo collaboratore occasionale, Paul Waring, evocano uno spirito perché sveli l’ubicazione di un tesoro sepolto

Quando incontrò Dee, il 10 marzo 1582, era già  noto come medium e negromante.  Kelley scrutava in un cristallo ed evocava  gli spiriti dei defunti con un complicato linguaggio segreto, chiamato “enochiano”. Diceva di vederli e di udirli e agiva da intermediario fra loro e John Dee. I simpatizzanti di  Dee pensavano che si facesse menare per il  naso da quell’imbroglione di Kelley e, in effetti, molti dati fanno pensare che la loro fu  un’alleanza inquieta, che comportò anche  un invito, da parte di Kelley, probabilmente  sotto l’influsso del loro spirito-guida Madimi, a uno scambio delle mogli, anche se non  è certo che abbia avuto luogo.

Ciò che sappiamo e che Dee e Kelley girarono l’Europa grazie alla loro fama di occultisti e di alchimisti. Ma la rottura fra i due  era inevitabile. Dee preferì tornare in Inghilterra e Kelley continuò a vagare per il  continente, promettendo oro ed elisir di  lunga vita, quest’ultimo scoperto, si diceva,  in Inghilterra, nell’abbazia di Glastonloury,  grazie all’intervento degli angeli.  Rodolfo ll d’Asburgo, un mezzo pazzo,  dapprima nominò Kelley cavaliere per i suoi  meriti come alchimista, poi lo imprigionò  per inefficienza. Kelley morì nel 1593 per le  ferite riportate mentre tentava la fuga dalla  prigione.

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