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Kallikantzaroi

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Kallikantzaroi

Per i genitori Greci avere un figlio a Natale era un vero e proprio dramma: anche se Natale era un giorno felice, voleva dire che il bambino era stato concepito il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, quando l’Angelo Gabriele aveva appunto annunciato a Maria che avrebbe partorito Gesù. Bisognava stare molto attenti per impedire che un bambino concepito in quelle condizioni diventasse un kallikantzaros , cioè un folletto perché il fatto comportava conseguenze particolarmente spiacevoli. Si poteva diventare alti come i tetti delle case, trovarsi con la testa grossa ed i capelli irsuti, occhi iniettati di sangue e lunghe unghie come artigli ricurvi. Per fortuna, la maggiore occupazione dei folletti era, durante tutto l’anno quella di cercare di scalzare con un ascia l’albero che tiene in piedi il mondo: ma ogni anno, la nascita di Cristo veniva a farlo fiorire e rinascere. presi da una terribile rabbia i Kllikantzaroi si agitavano in tutta la terra per suscitare morte e distruzione nel periodo immediatamente vicino al Natale. Durante il giorno, si nascondevano in luoghi umidi e oscuri cibandosi di vermi e serpenti; ma appena faceva buio,  ne emergevano per sciamare sulle case e distruggerle, facendo a pezzi tutti quelli che incontravano. Per fermarli, i Greci (quelli che ancora ci credono), appendono in casa una mascella di posrco o gettano una scarpa a bruciare nel camino: la sua puzza tiene lontani i kallikantzaroi.

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