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La maledizione di Tutankhamon

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La maledizione   di Tutankhamon

Nel novembre 1922 l’egittologo inglese  Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon, il giovane faraone egizio, della fine del  XIV secolo a.C. Dall”apertura della magnifica tomba, ogni disgrazia capitata ai suoi scopritori o ai visitatori è stata attribuita a una  terribile maledizione ad essa collegata.  Lord Carnarvon, che finanziava gli scavi  di Carter da 15 anni, era presente all’apertura. Nel giro di pochi mesi, la puntura di una  zanzara sulla guancia – nello stesso punto in  cui sulla mummia di Tutankhamon c’era una  cicatrice – gli causò una forma di setticemia,  cui seguì una polmonite ed egli morì, a soli  57 anni. Sembra che in quello stesso momento, al Cairo, fosse mancata la luce elettrica, mentre a Highclere Castle – residenza  di Lord Carnarvon, in Inghilterra – il suo  foxterrier abbaiò e cadde morto.  I giornali di tutto il mondo scrissero che  un’iscrizione geroglifica nella tomba recitava:  “La morte verrà su ali veloci per colui che  tocca la tomba del faraone”. E, in effetti, sembrava che chiunque fosse collegato alla tomba  o a Carnarvon potesse essere colpito dalla  maledizione: la morte nel 1923 del fratellastro di Carnarvon, che non aveva visitato la  tomba, e dell`egittologo Georges Bénédite,  che morì in seguito a una caduta dopo averla  visitata, furono attribuite alla maledizione.  La storia della maledizione fece notizia sul  giornali, ma in realtà una simile iscrizione nella tomba non c’era.L’idea della maledizione  ebbe origine probabilmente in seguito a una  lettera scritta al New York World dalla scrittrice Maríe Corelli, la quale affermava di possedere un libro – talmente raro da non essere  conservato neanche nella biblioteca del British Museum – in cui si avvertiva che “la più  terribile punizione colpisce chi si introduce  incautamente in una tomba sigillata”. Questo        libro misterioso è tuttora ignoto agli studiosi.  Ma forse la prova più convincente dell”inesistenza di una simile maledizione sta nel  fatto che ognuna delle morti ha una spiegazione. Carnarvon era rimasto debilitato dopo un incidente d`auto nel 1901 – era nota la  sua passione per la velocità che lo faceva  guidate a oltre 50 chilometri all’ora – e trascorreva gli inverni in Egitto a causa della  sua salute malferma. inoltre, dieci anni dopo  l’apertura della tomba, la maggior parte di  coloro che vi aveva presenziato era ancora  in vita. Delle 22 persone che avevano assistito all`apertura del sarcofago, solo due erano morte, mentre molti di loro godettero di  una lunga vita: Sir Alan H. Gardiner, che  tradusse le iscrizioni tombali, morì nel 1963,  a 84 anni; il dottor E. Derry, che esaminò la  mummia del faraone, morì nel 1969, a 87  anni. Howard Carter, il quale più di chiunque altro ebbe a disturbare l’eterno riposo  del faraone, non teneva in alcun conto la  maledizione e morì per cause naturali nel  1939, a 66 anni

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