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La fine di Montezuma II

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La fine di Montezuma II

I guerrieri aztechi marciarono per quasi un secolo, allontanandosi da Tenochtitlán – l’odierna  Città del Messico – alla conquista di centinaia  di città e villaggi, facendo della loro città, chiamata anche  “la città lacustre”, una delle  maggiori capitali del mondo,  splendente di templi, mercati,  acquedotti, canali e giardini galleggianti. Quando i conquistatori  spagnoli, all’inizio del XVI secolo,  vi giunsero, la descrissero come una  città di sogno, come quelle raffigurate sui libri, in confronto alle affollate e sporche comunità dalle quali  provenivano. Ma già nel decennio  precedente l’arrivo in Messico di  Hernan Cortés e dei suoi conquistadores,  gli Aztechi avevano assistito ai prodigi  che presagivano la fine della loro civiltà.

Dapprima una luce nel cielo, di uno  splendore straordinario, durata un anno  intero, li avvertì che non avevano più futuro. Seguì un incendio misterioso nel tempio di Huitzilopochtli, il dio della guerra. Poi fu la volta, nell’ordine, di un  tempio distrutto da un fulmine; di una  cometa che si schiantò a terra dividendosi in tre; dell’acqua del lago Texcoco  che cominciò a bollire e minò le fondamenta di molte case; di una voce di donna  udita gridare nella notte: “Oh miei amati figli,  siamo sul punto di andarcene”. Del settimo prodigio, una gru con uno  specchio sul capo, furono testimoni alcuni  pescatori. Quando l’imperatore Montezuma II vide i cieli nello specchio, capì che era un  presagio funesto. Guardando ancora, vide  avvicinarsi una gran folla di guerrieri e la sua  preoccupazione crebbe quando gli furono  portati diversi feti umani con due teste.

Nel 1519 i messi riferirono a Montezuma  che sulla costa del Golfo del Messico erano  sbarcati stranieri barbuti e con la pelle chiara. Convinto che il loro capo fosse il dio dei  Toltechi, Quetzalcoatl, e temendo di perdere il potere, l°imperatore inviò dell’oro, chiedendo agli invasori di andarsene. Ma quelli  non se ne andarono. Allora Montezuma  mandò cibo e prigionieri, affinché potessero  banchettare e se ne andassero soddisfatti; ma  quelli, ancora, non se ne andarono. Come ultima risorsa, l’imperatore inviò alcuni stregoni che facessero ammalare e morire gli invasori. Tuttavia gli Spagnoli, imperterriti, si  misero in marcia verso Tenochtitián.  Quando arrivarono nella città imperiale,  Montezuma li invitò nei suo palazzo. Qui gli  Spagnoli imprigionarono l’imperatore che  morì, si disse, in circostanze misteriose durante la lotta che ne seguì. Nel 1521 Cortés rase  ai suolo la città di Tenochtitián, proprio come  avevano preannunciato i prodigi.

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