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Il mistero di Rasputin

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IL MISTERO DI RASPUTIN. (di Stefano Tomei)

C’è chi lo ha definito la principale causa del crollo dell’Impero Zarista, chi lo considerava un santone chi un semplice avventuriero e grande tombeur de femme.Di sicuro Gregori Efimovic Rasputin è stato uno dei personaggi più famosi e discussi dei primi del novecento Russo, forse  il punto finale di un epoca sconvolta dalla rivoluzione russa e dalle due guerre mondiali. Nato in Siberia da una famiglia di contadini si pensa nel 1870 (anche la sua data di nascita è un mistero) dopo una gioventù di vizi e dissolutezze e dopo aver avuto moglie e due figlie, abbandona tutto e segue una trascinante fede religiosa. Per questo viene infatti ricordato come il “monaco”. Ottiene presto fama di santone dotato di proprietà taumaturgiche grazie alle sue indubbie doti di suggestione, ottenendo l’interesse di molte personalità vicine alla corte dello Zar.Ed è qui che parte il suo mistero. In poco tempo quest’uomo enorme nella mole quanto nei suoi appetiti sessuali, conquista la corte (grazie anche ai miglioramenti nella salute del piccolo Zarevic Alessio, il figlio molto malato della coppia reale, meriti che Rasputin riesce ad accaparrarsi) e diventa la persona più influente di russia. La sua personalità “magnetica” e la potente vitalità ne fecero l’autentico e tenebroso arbitro delle intricate vicende di corte giungendo a condizionare pesantemente persino le scelte dello Zar Nicola e ne fecero il protetto della Zarina, Chi era realmente quest’uomo? Era davvero dotato di poteri paranormali e taumaturgici? Riusciva a controllare mentalmente le persone come si narrava o era soltanto un rozzo contadino dotato di grandissimo carisma e magnetismo? Il mistero non è stato risolto mai durante la sua vita e tanto meno dalla sua morte. Infatti Rsputin ha alimentato la sua leggenda anche nell’ora della sua fine. Invitato con l’inganno ad un appuntamento che ne avrebbe sancita la morte da parte di alcuni cospiratori che vedevano in lui la causa degli ultimi disastri politico-militari della Russia, al “monaco” vengono serviti dei pasticcini pieni di veleno. Ciascuno avrebbe potuto uccidere più di una persona. Il “monaco” ne assaggia uno, poi un altro, poi un altro ancora. Felix Felicsevic Yussupov, il suo anfitrione, lo guarda esterrefatto, suda freddo, comincia a dubitare della possibilità di uccidere il “mostro”. Rasputin chiede da bere, Felix nel riempire la coppa versa ancora veleno, in abbondanza, veleno di cui è certa l’efficacia avendola egli stesso testata alcuni giorni dopo dandone alcuni rimasugli a un cavallo ferito che morirà tra atroci dolori in pochi minuti. Ma Rasputin resiste, non crolla, sorride sornione e gigioneggia, addirittura ne chiede ancora. “Allora è vero” pensa Felix “non si può fare nulla contro di lui, è una forza della natura, un protetto di Satana”. Con una scusa esce per consultarsi con gli altri cospiratori, fuori di casa sua in attesa di notizie. E così si decide di farla finita. Felix gli sparerà al cuore. Rientrato il nobile compie il gesto, spara al cuore del “monaco” che stramazza al suolo, il cuore trafitto da un proiettile. I congiurati irrompono nella stanza per aiutare Felix a far scomparire il cadavere cariandolo in un’auto. Rimasto ancora una volta solo col cadavere del mostro, Felix è inquieto. Gli pare di scorgere un sussulto nel volto di Rasputin. Poi l’orrore. Il  “monaco” apre una palpebra, poi un’altra spalancando gli occhi fissi su di lui. Felix sbianca il volto, il monaco lentamente e goffamente si alza, barcollando, l emani tese verso di lui, tra sputi di sangue mormora il suo nome una, due volte: “Felix.. Felix”.. poi lo afferra per le spalle. Il nobile gridando aiuto riesce a divincolarsi richiamando l’attenzione dei compagni. Il monaco si getta da una porta che da sul cortile e scompare nel buio. Felix vede gli altri congiurati rincorrerlo. Sente uno sparo, poi un secondo. Inseguendoli li raggiunge vedendoli vicino al deambulante “monaco” che sta cercando di uscire in strada da un cancellino in ferro battuto. Ancora un colpo, il terzo, e finalmente Rasputin crolla nuovamente al suolo raggomitolandosi su se stesso, finalmente morto.Finisce così la vita dell’uomo che tenne in pugno per molti anni la Santa Madre Russia ma non il suo mito: chi era realmente quest’uomo che dopo una vita di potere e dissolutezza per alcuni minuti riuscì persino a sfidare la morte? 

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