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La scomparsa di Dante

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 La scomparsa di Dante

Esiliato da Firenze, nella notte dal 13 al 14  settembre 1321 Dante mori e fu sepolto a  Ravenna, presso la chiesa cli san Francesco.  Per la sepoltura gli fu messa la veste scarlatta dei “dottori” e posta sul capo la corona  d’alloro dei poeti. Ma la Divina Commedia  sembrava non ultimata e fu chiesto ai suoi Figli, Pietro e Iacopo, anch’essi poeti, di completarla.  Otto mesi dopo, Jacopo sogno il padre,  tutto vestito di bianco e avvolto in una luce  abbagliante, che gli indicava dove erano nascosti, nella sua vecchia stanza, i 13 canti  mancanti. Al risveglio, ]acopo si precipito  nel luogo indicato nel sogno e li trovo, coperti di muffa, in un nascondiglio nel muro.  Quando, nel 1780, il sarcofago di Dante  fu aperto per sistemarne i resti in un nuovo  mausoleo, conteneva solo qualche ossicino e  qualche foglia d’alloro. Si pensò che l’assenza della salma riflettesse il viaggio poetico di  Dante attraverso l’infeno, il purgatorio e il  paradiso e che egli fosse stato accolto in uno  di quei luoghi ultraterreni in anima e corpo.  La notizia non fu diffusa, ma in giro si mormorava che il tempietto dove il sommo poeta era stato sepolto contenesse un tesoro. Alcuni frati, che qualche volta dormivano nei  pressi, riferirono di aver visto aggirarsi nottetempo una figura vestita di rosso.  Nel 1865, in occasione di lavori di restauro, gli operai scoprirono, in una porta murata del tempietto, una cassetta di legno con  un’iscrizione: Dantis ossa da me Fra Antonio  Santi hic posita Ano 167 7 die 18 octobris (“Ossa di Dante, qui deposte da me, fra Antonio  Santi, 18 ottobre 1677”). Da allora i resti del  sommo poeta riposano in un’arca marmorea.

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