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Il tocco del sensitivo

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Il tocco   del sensitivo.

I sensitivi, che affermano di poter risolvere  un caso di criminalità toccando un lembo  dell’abito della vittima, si rifanno a una scoperta accidentale di un professore americano, Joseph Rodes Buchanan, un appassionato stuclioso di frenologia, la pseudoscienza  che pretende di determinare il carattere di  una persona dalle protuberanze della sua testa. Nel 1841 Buchanan incontrò il suo paziente più insolito: il vescovo Leonidas Polk.  Polk affermava di essere in grado, anche  al buio, di scoprire l’ottone semplicemente  dal gusto particolare che gli lasciava in bocca. Egli aveva una protuberanza pronunciata  sul capo, nella zona della sensitività, e questo suscitò l’interesse di Buchanan, che condusse una serie di esperimenti con studenti il  cui cranio presentava caratteristiche simili;  scoprì che molti di loro riuscivano a distinguere al solo tocco se un determinato involto conteneva ottone, ferro o piombo.

Approfondendo le ricerche su questa capacità, che egli chiamò “psicometria”, Buchanan riscontrò che gli studenti riuscivano  a identificare anche sostanze non metalliche, come sale, zucchero e pepe, e attribuì la  facoltà a una sorta di estrema sensitività, o  “aura nervosa”, della punta delle dita.  Successivamente, altri ricercatori, fra cui  Gustav Pagenstecher, sostennero che la psicometria va oltre i cinque sensi e che, quando certi sensitivi maneggiano gli oggetti,  spesso ricevono impressioni collegate all’origine dell’oggetto. La messicana Maria Reyes  de Zierold, per esempio, ogni volta che toccava un meteorite, gridava terrorizzata perché provava la sensazione di cadere nello  spazio.

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