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Tra la vita e la morte

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Tra la vita e la morte

Tra vita e morte. Le sopravvivenze miracolose sono più frequenti di quanto non si pensi. Per esempio, il 24 ottobre 1993, negli Stati Uniti, il piccolo Paul  Rosen, di 5 anni, precipitò da una finestra del  7° piano di una casa di Manhattan. Fini sul pavimento di cemento del cortile senza rompersi  nessun osso e senza evidenti lesioni esterne. l genitori raccontarono che il  bambino – indossati giubbotto e stivaletti sopra il pigiama – credeva  di poter volare come Superman.  Evidentemente non ci riuscì,  ma rimase illeso.  Vi sono casi in cui la buona  sorte di una persona provoca  una disgrazia ad altri. ll 22 novembre, meno di un mese dopo lo  straordinario volo di Paul Rosen,  un paracadutista sportivo americano,  il cinquantunenne Alfred Peters, si lanciò  da un Cessna 206 da un’altezza di 2400 metri. Si  era appena lanciato quando vide un monomotore Piper Cherokee che veniva dritto verso di  lui a 2OO chilometri all’ora. C’era poco da fare,  se non prepararsi all’urto. Sua moglie Joyce raccontò che egli cercò di scansarsi, ma il Piper lo  colpì a una caviglia. Peters perse uno stivale e si  capovolse, ma riuscì ad aprire il paracadute a circa 1200 metri e a posarsi a terra normalmente.  Per quelli del Piper non andò altrettanto bene. Nell’urto si era staccato un pezzo del piano  di coda e l’aereo era andato in avvitamento.  Alfred, inorridito, poté solo guardarlo mentre  piombava al suolo. Se la cavò con una caviglia  rotta e la perdita di uno stivale, mentre le quattro persone a bordo del Piper perírono tutte.  E se Alfred si fosse lanciato solo 10 secondi prima, o più tardi? E perché quattro dovettero perire affinché uno si salvasse? Avvenimenti come questi sono una sfida alla  logica. Eppure, nel bene o nel male, pare che  i miracoli accadano.       

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